Secondo le rilevazioni OCSE, nel 2026 l’Italia registrerà una crescita dello 0,5%. Un dato che, per Fausto Bianchi, neo presidente della Piccola Industria di Confindustria, non può rappresentare un traguardo. L’obiettivo strategico, infatti, è chiaro: non fermarsi, bensì incrementare la produttività delle PMI – dove il divario prestazionale rispetto ai competitor europei resta marcato – trasformandola in driver di sviluppo del sistema Paese.
Investimenti e misure principali: una nuova architettura fiscale
L’imperativo per le imprese è investire. Il Disegno di Legge di Bilancio 2026 – che vedrà l’iter parlamentare completarsi definitivamente entro la fine del 2025 – ridisegna il panorama degli incentivi, sostituendo i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 con un sistema di deduzioni fiscali maggiorate basato sui meccanismi di super ammortamento e iperammortamento.
Parliamo di leve fiscali che amplificano la deducibilità dei costi sostenuti per l’acquisizione di beni strumentali, soluzioni digitali avanzate e tecnologie per la transizione energetica. Il risultato? Una contrazione del reddito imponibile che si traduce in un vantaggio economico immediato. L’iper ammortamento, nello specifico, emerge come strumento ideale per le PMI: offre accessibilità operativa, agilità procedurale e capacità di catalizzare procedure di innovazione tecnologica.
Lo scenario attuale: il gap tecnologico
I numeri fotografano una realtà critica: appena l’8,2% delle imprese italiane ha integrato applicazioni di intelligenza artificiale nei propri processi. Il divario dimensionale è eloquente: mentre il 32,5% delle grandi aziende ha abbracciato l’AI, solo il 7,7% delle PMI ha avviato il percorso (insights rapporto annuale I-Com, Istituto per la Competitività). Un ritardo strutturale nella digitalizzazione che richiede interventi coordinati e una strategia di lungo respiro.
Non è casuale che le aliquote di maggiorazione più elevate siano destinate proprio agli investimenti in tecnologie 4.0 e soluzioni green, ovvero settori nevralgici in cui l’Italia – e le PMI in particolare -, devono necessariamente recuperare terreno.
Le misure operative
Il super ammortamento interviene sui beni strumentali ordinari attraverso maggiorazioni differenziate:
- +50% (deduzione complessiva al 150%) per la fascia base
- +100% (deduzione complessiva al 200%) per la fascia intermedia
Lo strumento favorisce investimenti produttivi eliminando la complessità amministrativa che caratterizzava il precedente sistema di crediti d’imposta, semplificando significativamente la gestione fiscale.
L’iper ammortamento, riservato a beni materiali e immateriali 4.0 e investimenti in energia a basso impatto ambientale, prevede maggiorazioni progressive fino al +180% (deduzione totale al 280%):
- +180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
- +100% per la fascia compresa tra 2,5 e 10 milioni
- +50% per importi eccedenti i 10 milioni
Previsto un sistema di premialità incrementali (+220%, +140%, +90%) connesso al conseguimento di obiettivi misurabili di efficienza energetica: riduzione dei consumi di almeno il 3% a livello di stabilimento produttivo o del 5% sui singoli workflow.
Tempistiche operative e requisiti
L’arco temporale degli investimenti agevolabili decorre dal 1° gennaio 2026 e si chiude al 31 dicembre 2026. È ammessa una proroga tecnica al 30 giugno 2027, condizionata al versamento di un acconto pari al 20% dell’investimento complessivo entro il 31 dicembre 2026. Dal punto di vista contabile, la deduzione per extra-ammortamento non impatta sul bilancio extracontabile, ma si applica unicamente al calcolo di IRES e IRPEF, abbassando il reddito imponibile senza effetti sull’IRAP
Confronto aperto per il risultato
Su tre aspetti della normativa prossima all’attuazione, Confindustria sollecita un dialogo costruttivo con il legislatore: la revisione del regime di tassazione sui dividendi distribuiti, l’allentamento delle restrizioni sulle regole di compensazione dei crediti d’imposta e l’introduzione di una proroga delle disposizioni operative relative al Fondo di Garanzia per le PMI.
Vantaggi strategici per le imprese
Il nuovo modello normativo produce benefici tangibili su più livelli: riduce drasticamente gli oneri amministrativi, accelera i tempi di recupero fiscale e premia concretamente l’adozione di pratiche sostenibili ed evolute. Il risultato è un ecosistema più favorevole in cui gli investimenti in innovazione diventano accessibili e vantaggiosi anche per le piccole e medie imprese.
Non da ultimo, il legislatore riconosce formalmente quanto la digitalizzazione e il controllo intelligente dei processi – dall’intelligenza artificiale all’IoT, dalla robotica collaborativa ai sistemi di analytics predittivi – costituiscano asset strutturali e leve competitive ormai irrinunciabili.
Come sottolinea Elbano de Nuccio, Presidente del Consiglio Nazionale dei Commercialisti: “La reintroduzione dei super e degli iperammortamenti per investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica, a differenza degli attuali crediti d’imposta, aumenta la quota di costo deducibile dei nuovi investimenti, semplificando la gestione fiscale”.
Tempestività e pianificazione strategica
Nel 2026 sarà fondamentale valutare con precisione quali investimenti effettuare, identificando le tecnologie più coerenti con il proprio modello di business e costruendo roadmap che integrino innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e crescita aziendale.
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